L’invenzione di Sankt Moritz, dal nulla a capitale del turismo invernale.(Il turismo e il lago d’Orta, 5)

 Un viaggio a puntate dal “turismo delle origini” al turismo di oggi

Abbiamo visto, in una puntata precedente, come l’invenzione di Santiago di Compostela abbia influito sul successo turistico della Galizia spagnola ai tempi in cui turismo e pellegrinaggio coincidevano: occupiamoci ora di un successo ancor più eclatante, l’invenzione del turismo montano a Sankt Moritz, in Engadina (Svizzera).

Va sottolineato come fino al Settecento, la montagna non fosse immaginata se non come luogo freddo, cupo, ricoperta di boschi popolati di briganti, streghe, folletti, mostri di vario genere. I suoi abitanti erano considerati selvaggi, rozzi, la natura era vista solo come disordine. Dal Settecento si iniziò a rivalutarla, cominciò lo studio delle erbe, l’interesse per rocce e minerali. Le rozze genti di montagna vengono proprio per questo identificate come oneste, sincere, non corrotte dalla vita di città. Come per le altre forme di turismo l’invenzione delle scalate, la prima forma di approccio sportivo alla montagna, fu iniziativa degli inglesi, che vi si appassionarono  semplicemente perché pericolose, perché permettevano di dimostrare il loro amore per il rischio e l’avventura, il loro coraggio e virilità. Ovviamente questi coraggiosi personaggi che si arrampicavano temerariamente e forse incoscientemente su picchi rocciosi disponevano di un “seguito” adorante che dal basso ne ammirava le imprese. E costoro necessitavano di alloggio. Nacquero i primi alberghi di montagna. Ma la clientela era limitata  finché qualcuno non pensò di fare un paragone con l’aria fresca dei mari del nord. Se quella faceva bene sicuramente anche l’aria fresca di montagna sarebbe stata  benefica.

La Svizzera, priva di stazioni marine, colse al volo l’occasione, proponendo la villeggiatura di montagna come variante estiva ai soggiorni invernali marini delle coste francesi del Mediterraneo. Ovviamente occorreva proporre agli ospiti intrattenimenti, i ricchi ospiti non potevano vivere di passeggiate nei boschi….. Nacquero così club alpini, sale per concerti, teatri. Ultimi nacquero gli sport invernali, dapprima il pattinaggio su ghiaccio – ancor oggi l’Hockey su ghiaccio rappresenta lo sport nazionale svizzero – e le corse slitta a cavalli, e solo molto più tardi, ad inizio Novecento, cominciarono ad affermarsi lo sci e le discese con il famoso “Davoser” lo slittino tipico in legno. Target preferenziale erano ancora una volta gli aristocratici e ricchi inglesi, per attrarre i quali nacquero anche i primi “tour operator”.

Sankt Moritz, dal nulla a capitale invernale

Quando tutto ciò ancora non esisteva, nei primissimi anni dell’Ottocento, Sankt Moritz, odierna “capitale” del turismo invernale, era un paesino di 180 abitanti. Situato in alta Engadina, nel cantone Grigioni, al confine con l’Austria e l’Italia, Sankt Moritz dispone di un piccolo lago, il Moritzsee, formato dal grande fiume Inn, qui ancora in versione “fiumiciattolo neonato”. Tra l’altro, il fiume dà il nome alla regione: Inn in romancio (la lingua locale) si dice “En” da cui “Vallis Eniatina” in latino ed Engadina in italiano.

Poco più a sud del villaggio, esattamente nel punto in cui il fiume entra nel lago, sgorga una fonte di acque ferruginose fredde che vengono usate per la cura di disturbi gastrointestinali, urinari e per forme di anemia. La fonte sanificatrice era stata ovviamente dedicata ad un santo, nel caso specifico a San Maurizio, comandante, si dice martirizzato nel 513 d.C., della “Legione Tebana” dell’esercito romano. Non venne martirizzato qui, in effetti, ma a Saint Maurice, paesino in Canton Vallese, al confine con l’alta Savoia francese, che ne prese il nome e dove si trova ancora la sua tomba. San Maurizio era comunque un santo molto venerato in Svizzera e con questo, non con la sua presenza in questo luogo, si spiega la dedicazione. La fonte risanante, luogo sacro fin dall’età del bronzo, divenne meta di pellegrinaggio, vi venne eretta una chiesa e Papa Leone X scelse di garantire a chi vi si recasse l’indulgenza plenaria. Era il 1519. Nel 1535 attratto dalla fama della fonte vi si recò anche Paracelso, il grande scienziato esperto di medicina e rimedi naturali, che per la prima volta scrisse del potere di quelle acque. Fu così che dal Seicento Sankt Moritz divenne un centro termale ambito da molti lombardi. Il suo sviluppo in tal senso venne però limitato da due fattori: da un lato gli abitanti del villaggio, che si opponevano alla presenza di stranieri dall’altro da alcuni terremoti che resero il luogo pericoloso. Così limitata, Sankt Moritz visse per un paio di secoli un’esistenza da villaggio di montagna con un ridotto numero di visitatori estivi, ma privo di strutture per ospitalità. Solo nel 1832 venne creato il primo stabilimento termale, opera di un privato. Nel 1856 Johannes Badrutt affittò una pensioncina locale che denominò “Engadiner Kulm”. La comprò due anni più tardi trasformandola nel lussuoso “Kulm Hotel”  che si rivolse ad una clientela aristocratica, prevalentemente inglese, ma anche italiana ed austriaca, i due paesi confinanti e divenne la “culla” del turismo invernale a Sankt Moritzi. Nel 1879 fu l’hotel Kulm a ricevere il primo impianto elettrico dell’intera Svizzera

È un fatto però, che strutture capital-intensive non possono sopravvivere se la stagione turistica è limitata. Le terme non potevano bastare e si decise di puntare sul lancio della stagione invernale in concorrenza con la Costa Azzurra. Turismo montano contro turismo marino. Così, nel 1864 prese avvio il turismo invernale. Il villaggio assunse un’atmosfera Belle Époque, dal fascino signorile, riconoscibile nei grandi alberghi come il Badrutt’s Palace, voluto nel 1896 da Caspar Badrutt, e il già citato Kulm Hotel e nelle belle case engadinesi decorate con la tecnica dello “sgraffito”, decorazioni incise sulla superficie imbiancata a calce con intonaco colorato il che crea un contrasto sia cromatico, solitamente bianco/grigio, che strutturale liscio/ruvido.

Venne allora realizzata la prima pista per sport invernali, la “Cresta Road”, mentre l’amministrazione comunale assunse un ruolo sempre più attivo, impegnandosi per il mantenimento di piste e campi per i diversi sport. La città venne collegata alla rete ferroviaria e furono migliorate le strade in particolare la comunicazione con la pianura padana. Vennero realizzati due giornali, uno in inglese, l’altro in tedesco che venivano inviati ai maggiori alberghi europei, gli hotel vennero sollecitati a mantenere aperti i campi da tennis anche in inverno. Si trattò insomma di un’impresa cui parteciparono in perfetta collaborazione pubblico e privato, il segreto per un risultato di successo.

Sankt Moritz visse due momenti “bui” al termine delle due Guerre Mondiali, momenti da cui emerse abilmente accaparrandosi  le due edizioni delle Olimpiadi invernali del 1928 e del 1948, accompagnate da  abilissime campagne promozionali.

Da allora Sankt Moritz è apparsa in numerosissimi film, ha lanciato la propria gastronomia con l’annuale “Sankt Moritz Gourmet Festival”, promosso la cultura locale grazie al Museo Segantini, a feste e celebrazioni locali, festival musicali, mostre d’arte e spettacoli teatrali, concerti, manifestazioni sportive internazionali ed un casinò.

Qui trascorse la sua “luna di Miele” Alfred Hitchcock, qui passarono le vacanze John Lennon, Gregory Peck, Audry Hepburn, Herbert von Karajan, Cristina Onassis, Joan Collins, i principi di Savoia, di Egitto, di Giordania, Farah Diba e Reza Palawi, l’ex Scia di Persia, Carolina, Stephanie e Alberto di Monaco, Gianni Agnelli, Sean Connery e il celebre playboy degli anni ’70, Gunther Sachs, che arricchì la torre del Badrutt’s hotel di innumerevoli opere d’arte. Più recentemente, Michelle Hunziker, Ilary Blasi, Fedez & Ferragni, John Elkann.

Nel 1870 Sankt Moritz era ancora un villaggio selvaggio e triste, con un unico albergo e poco più di duecento abitanti. Solo trent’anni più tardi, negli inverni di inizio Novecento, contava oltre tremila abitanti ed a Sankt Moritz si radunava l’aristocrazia dell’Europa intera.

Oggi, con oltre 5.000 abitanti e 3.000 lavoratori stagionali, Sankt Moritz è una delle stazioni invernali più ricercate e costose al mondo. (immagine: foto storica Hotel Kulm, dal sito dell’Hotel)

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